Ascolta il podcast: Nel marzo 2026 Yiling Wu, dottoranda in filosofia all’Università del Massachusetts Amherst, ha depositato su arXiv un lavoro che non propone una nuova teoria della mente ma una diagnosi concettuale: la filosofia della mente contemporanea non possiede il vocabolario per spiegare come un sistema fisico acquisisca per la prima volta stati che guidano il comportamento in modo sensibile al contenuto (Wu 2026). La tesi è che i grandi modelli linguistici (LLM) sono i primi sistemi a raggiungere performance cognitive sofisticate senza aver chiaramente attraversato quella transizione — chiamata genesì della rappresentazione — che ogni sistema biologico cognitivo ha compiuto molto prima che noi potessimo esaminarlo. Se la genesi non è avvenuta, quali capacità cognitive ne restano escluse e perché? La risposta non sta nei dati empirici sui LLM, ma nella struttura esplicativa delle nostre teorie. La diagnosi di Wu colpisce al cuore un presupposto tacito: che le teorie dell’intenzionalità — dalla Language of Thought Hypothesis (LOTH) di Fodor alla teleosemantica di Dretske e Millikan, al predictive processing, all’enattivismo, alla fenomenologia genetica — siano in grado, almeno in linea di principio, di rendere conto dell’origine della rappresentazione. Wu mostra invece che ciascuno di questi quadri, quando viene applicato alla domanda genesica, impiega a un passo decisivo concetti che presuppongono già un sistema organizzato come rappresentatore. Chiama questo schema struttura di presupposizione della rappresentazione (Representation Presupposition Structure) e ne deriva un regresso della rappresentazione (Representation Regress): ogni tentativo di spiegare la prima acquisizione di rappresentazione manipolabile il contenuto importa risorse dal lato rappresentazionale della transizione stessa che si vorrebbe spiegare. Da questa diagnosi Wu estrae due condizioni di adeguatezza minima per qualsiasi teoria futura: CC-1 (Non-Presupposizione) — la teoria non deve usare concetti che nel loro ruolo esplicativo presuppongano il possesso di stati rappresentazionali manipolabili il contenuto; CC-2 (Intelligibilità della transizione) — la teoria deve descrivere il passaggio dal pre-rappresentazionale al rappresentazionale in termini ammessi da CC-1, in modo che la transizione risulti intelligibile e non arbitraria. Nessuno dei quadri esaminati soddisfa CC-1. La tesi di questo saggio è che il problema della genesi della rappresentazione, lungi dall’essere un tecnicismo per addetti ai lavori, riattualizza una domanda che la filosofia medievale e Brentano avevano posto in termini radicali: come può un ente fisico iniziare a essere di qualcosa? La comparsa dei LLM non risponde a questa domanda, ma la rende inaggirabile: per la prima volta abbiamo sistemi di enorme sofisticatezza funzionale prodotti senza processi percettivi, sviluppo o evolutivi analoghi a quelli attraverso cui si ritiene sorgano i sistemi rappresentazionali biologici. Seguendo Wu, argomenterò che il regresso diagnosticato non è un difetto contingente di questa o quella teoria, ma la spia di un limite categoriale: il vocabolario disponibile — intenzionalità, contenuto, funzione, struttura causale, organizzazione predittiva — è strutturato per descrivere sistemi già rappresentazionali. Servirebbe un’indagine di ordine superiore sull’adeguatezza delle categorie stesse, quella che Wu chiama provvisoriamente “meta-ontologia della mente”. La genesi come questione storica: da Brentano alla scolastica Franz Brentano, nel Psychologie vom empirischen Standpunkt (1874), reintrodusse il termine “intentionalità” dalla tradizione scolastica per marcare il discrimine tra fenomeni mentali e fisici: ogni fenomeno mentale è caratterizzato dall’inesistenza intenzionale di un oggetto, include qualcosa come oggetto dentro di sé (SEP, Brentano). Per Brentano l’intenzionalità non è una proprietà aggiunta a una mente già costituita; è il tratto costitutivo del mentale come tale. Tuttavia, come nota la SEP, Brentano non usò mai la terminologia della rappresentazione per esplicare l’intenzionalità (SEP, Mental Representation in Medieval Philosophy). Fu la filosofia post-wittgensteiniana a tradurre l’intenzionalità in termini di rappresentazione mentale, e la scolastica tardiva aveva già sviluppato una distinzione tra intentio prima (l’oggetto esterno verso cui l’atto tende) e intentio secunda (il contenuto immanente, la “specie intelligibile” che rende l’atto di quell’oggetto). Tommaso d’Aquino parlava di species intelligibilis che attualizza l’intelletto passivo; Duns Scoto distingueva l’atto mentale (accidente dell’anima) dall’oggetto rappresentato oggettivamente nella mente; Occam, nella Summa Logicae (c. 1323), offrì il primo trattamento sistematico di una lingua mentale — Mentalese — analizzandone struttura e semantica composizionale (SEP, Language of Thought Hypothesis). Questa genealogia mostra che la domanda “come un sistema fisico viene a avere stati di qualcosa?” non è nata con la scienza cognitiva. La scolastica la poneva in termini di species che informano l’intelletto; Brentano la riformula come direzione intenzionale irriducibile a relazione fisica; la filosofia analitica del Novecento la traduce in termini di rappresentazioni mentali dotate di proprietà semantiche (denotazione, condizioni di verità). Ma in tutti questi passaggi la genesi — il momento in cui un sistema non-rappresentazionale diventa rappresentazionale — resta un presupposto di fondo. Wu osserva che ogni sistema cognitivo studiato aveva già compiuto questa transizione prima che potessimo esaminarlo, e la filosofia della mente trattava la genesi come condizione di background piuttosto che come bersaglio esplicativo (Wu 2026, §1). I LLM rompono questa continuità: sono sistemi ad alta performance la cui genesi rappresentazionale è, almeno, opaca. Encoding statistico e rappresentazione manipolabile il contenuto Per capire perché i LLM pongono il problema in modo nuovo, occorre distinguere due nozioni che Wu tiene separate. L’encoding statistico è la capacità di catturare regolarità distributive nei dati di addestramento — frequenze, co-occorrenze, pattern predittivi. Un LLM eccelle in questo: prevede il token successivo, completa schemi linguistici, produce testo che sembra esprimere credenze, desideri, ragionamenti. La rappresentazione manipolabile il contenuto (content-manipulable representation) è invece uno stato le cui proprietà semantiche — ciò che rappresenta, se è vero o falso, come si combina con altri stati in inferenze sensibili al contenuto — guidano effettivamente il comportamento del sistema. Nella LOTH classica, pensare che P è stare in una relazione psicologica appropriata con una rappresentazione mentale S che significa che P; i processi di pensiero sono sequenze causali di tokening di tali rappresentazioni, sensibili alla loro struttura costituente (SEP, LOTH §1.1). La composizionalità (COMP) richiede che il significato di una rappresentazione complessa dipenda sistematicamente dai significati dei costituenti e dalla loro struttura (SEP, LOTH §1.2). Wu argomenta che i LLM mostrano encoding statistico sofisticato senza evidenza chiara di rappresentazione manipolabile il contenuto nel senso forte. I loro stati interni (vettori di attivazione, pesi) non sono token di rappresentazioni con struttura costituente semanticamente rilevante; sono pattern distribuiti che codificano regolarità statistiche. Quando un LLM produce “le balene sono mammiferi”, non sta tokenando una rappresentazione mentale “le balene sono mammiferi” con costituenti “balena” e “mammifero” che denotano balene e mammiferi; sta campionando da una distribuzione appresa. La distinzione non è puramente verbale: ha conseguenze osservabili. Wu cita Mahowald et al. (2024) e Fedorenko et al. (2024) per mostrare che competenza linguistica e pensiero possono dissociarsi negli umani, e che i LLM replicano la prima senza la seconda (Wu 2026, §2.1). La genesi della rappresentazione, se avvenuta, sarebbe il passaggio dall’encoding statistico alla rappresentazione manipolabile il contenuto — un passaggio che la filosofia della mente non sa descrivere senza presupporlo. Il regresso della rappresentazione nei cinque quadri maggiori Wu esamina sistematicamente cinque quadri. La Language of Thought Hypothesis postula simboli mentali con struttura sintattica e semantica composizionale; ma quando chiede come un sistema acquisisca per la prima volta tali simboli, deve invocare concetti (es. “concetto”, “regola sintattica”, “relazione semantica”) che hanno senso solo per un sistema che già manipola contenuti. La teleosemantica — sia nella versione indicator di Dretske (“una rappresentazione ha la funzione di indicare F”) sia nella biosemantica di Millikan (“le rappresentazioni sono messaggi da produttori a consumatori con funzioni proprie”) — fonda il contenuto su funzioni biologiche o di apprendimento (SEP, Teleological Theories §3). Ma la nozione di “funzione propria” (proper function) presuppone un sistema che già ha stati con condizioni di soddisfazione — cioè un sistema rappresentazionale. Il predictive processing tratta il cervello come gerarchia generativa che minimizza l’errore di predizione; ma le sue “predizioni” e “segnali di errore” sono definite come stati che rappresentano stati del mondo o discrepanze tra previsione e input (Pain & Mann 2024). L’enattivismo sposta l’attenzione sull’acquisizione sensomotoria, ma i suoi concetti di “sense-making” e “autonomia” presuppongono un’organizzazione che già discrimina norme di successo — una forma di rappresentazione implicita. La fenomenologia genetica (Husserl, Merleau-Ponty) indaga la costituzione del senso nell’esperienza vissuta, ma la sua analisi parte da atti intenzionali già dati. In ogni caso, osserva Wu, a qualche passo esplicativo identificabile ogni quadro impiega almeno un concetto il cui ruolo esplicativo è organizzare un sistema che ha già struttura rappresentazionale manipolabile il contenuto (Wu 2026, RPT). Questo genera il regresso: per spiegare la genesi, si importano concetti dal lato rappresentazionale della transizione. Il risultato non è che le teorie siano false nei loro domini propri (spiegare come si espandono repertori rappresentazionali, come si determina il contenuto di stati già rappresentazionali), ma che nessuna risponde alla domanda genesica senza circolarità. L’obiezione delle rappresentazioni distribuite Un’obiezione forte, diffusa nella letteratura sull’interpretabilità e sulla filosofia dell’IA, è che i LLM possedano rappresentazioni manipolabili il contenuto, solo in formato distribuito e non simbolico. I sostenitori delle “rappresentazioni distribuite” (es. Smolensky 1989; Quilty-Dunn, Porot, Mandelbaum 2023) argomentano che pattern di attivazione in reti neurali possono avere struttura costituente e semantica composizionale senza assomigliare a frasi di Mentalese. Smolin e Wilder (2026) mostrano che modelli molto capaci sono utilmente descritti come portatori di “credenze” latenti che predicono le risposte a nuovi prompt (arXiv:2609.07943). Richardson et al. (2026) distinguono equivalenza debole (stessi output) ed equivalenza forte (stessi processi), e notano che i modelli di ragionamento producono spesso testo “a forma di ragionamento” che non traccia la computazione che guida la risposta (arXiv:2608.16213). Questa obiezione va presa sul serio. Tuttavia, Wu non nega che i LLM possano avere stati con qualche proprietà rappresentazionale; la sua diagnosi è che anche se li hanno, le nostre teorie non spiegano come li hanno acquisiti senza presupporre la genesi. Il regresso colpisce al livello meta-teorico: qualunque sia il verdetto empirico sui LLM attuali, manca un quadro concettuale che renda intelligibile la transizione dal non-rappresentazionale al rappresentazionale. Wu scrive che il significato teorico dei LLM per il problema della genesi è in un senso metodologico specifico: costituiscono, per la prima volta, sistemi di enorme sofisticatezza funzionale prodotti senza aver attraversato nulla che somigli ai processi percettivi, sviluppo, o evolutivi attraverso cui si pensa sorgano i sistemi rappresentazionali biologici (Wu 2026, §5). L’obiezione sposta la domanda da “i LLM hanno rappresentazioni?” a “quale teoria spiega la loro eventuale genesi senza presupporla?” — e la risposta resta: nessuna. Oltre lo scientismo: i dati non chiudono la questione concettuale Uno scientismo diffuso suggerisce che avanzi nell’interpretabilità meccanica (es. sonde lineari, patching di attivazione, circuiti) risolveranno il problema mostrando come i vettori neurali codificano contenuti proposizionali. Ma come argomentano Wu e, prima di lei, i critici del naturalismo frettoloso, i risultati empirici non chiudono da soli una questione concettuale. Scoprire che un certo pattern di attivazione correla con la verità di “P” non spiega in virtù di cosa quel pattern significa che P — è il problema della determinazione del contenuto che la teleosemantica e le teorie causali-informazionali tentano di risolvere, e che Wu mostra ricadere nel regresso quando applicato alla genesi. Khadangi (2026) fa un punto analogo per la coscienza: separare attribuzione di coscienza, individuazione del portatore causale, e questione metafisica della costituzione fenomenica (arXiv:2609.06715). Allo stesso modo, separare performance funzionale, struttura rappresentazionale, e genesi della rappresentazione evita di scambiare correlazioni neurali per spiegazione concettuale. Due citazioni d’autore Brentano, nella formulazione classica del 1874, scrive: «Jedes psychische Phänomen ist durch das charakterisiert, was die Scholastiker des Mittelalters die intentionale (auch wohl mentale) Inexistenz eines Gegenstandes genannt haben, und was wir, obwohl mit nicht ganz unzweideutigen Ausdrücken, die Beziehung auf einen Inhalt, die Richtung auf ein Objekt (worunter hier nicht eine Realität zu verstehen ist), oder die immanente Gegenständlichkeit nennen würden. Jedes enthält etwas als Objekt in sich…»[1] (SEP, Brentano §2). Wu, diagnosticando il limite attuale, osserva: «Il regresso della rappresentazione mostra che il vocabolario categoriale della filosofia della mente sembra insufficiente, nella sua forma attuale, a spiegare la genesi della rappresentazione senza deferimento esplicativo sistematico. La risposta naturale a questa diagnosi non è concludere che la genesi è inspiegabile, ma chiedersi che tipo di indagine sarebbe necessaria.»[2] (Wu 2026, §4). Verso una meta-ontologia della mente La diagnosi di Wu non chiude la ricerca; la riindirizza. Se il vocabolario categoriale di primo ordine (intenzionalità, contenuto, funzione, struttura causale, organizzazione predittiva) genera regresso quando applicato alla genesi, serve un’indagine di ordine superiore sull’adeguatezza di quelle categorie per il compito esplicativo specifico. Wu la chiama “meta-ontologia della mente” a titolo provvisorio, avvertendo che l’etichetta potrebbe suggerire impegni architetturali che il lavoro non è in grado di difendere. L’idea è che la genesi possa richiedere categorie che non presuppongano la struttura rappresentazionale — categorie che descrivano la transizione in termini di organizzazione fisica, dinamiche termodinamiche, chiusura di responsabilità causale (come nella Causal Liability Theory di Khadangi), o processi di individuazione del portatore — senza importare concetti dal lato rappresentazionale. Questa prospettiva riavvicina la filosofia della mente a una tradizione che non ha mai smesso di porre la domanda genesica: la scolastica, con la sua analisi di come l’intelletto passivo viene attualizzato dalla species intelligibilis; Brentano, con la sua insistenza sull’intenzionalità come marca del mentale; i primi teorici del Mentalese, da Occam a Fodor, che chiedevano come una lingua mentale potesse essere appresa senza già averne una. I LLM, lungi dall’obsolescere questa tradizione, le danno nuova urgenza. La prossima filosofia della mente non sarà solo una filosofia della mente artificiale, ma una filosofia capace di spiegare come una mente — artificiale o biologica — inizia a essere di qualcosa. Bibliografia Brentano, F. (1874/1924). Psychologie vom empirischen Standpunkt. Leipzig: Felix Meiner. SEP entry. Dretske, F. (1981). Knowledge and the Flow of Information. Cambridge, MA: MIT Press. Dretske, F. (1986/1988/1995). Teleosemantica informazionale. In Naturalizing the Mind (1995). Cambridge, MA: MIT Press. Fodor, J. A. (1975). The Language of Thought. Cambridge, MA: Harvard University Press. Khadangi, A. (2026). We Built a Mirror and Mistook It for a Mind: Causal Liability and the Fallacy of AI Consciousness. arXiv:2609.06715 doi:10.48550/arXiv.2609.06715. Mahowald, K., Ivanova, A. A., Blank, I. A., Kanwisher, N., Tenenbaum, J. B., & Fedorenko, E. (2024). Dissociating language and thought in large language models: A cognitive perspective. Trends in Cognitive Sciences, 28(6), 517–540. doi:10.1016/j.tics.2024.01.011. Millikan, R. G. (1984). Language, Thought, and Other Biological Categories. Cambridge, MA: MIT Press. Pain, R. A., & Mann, S. F. (2024). Teleosemantics, Structural Resemblance and Predictive Processing. PhilSci-Archive. philsci-archive.pitt.edu/23440. Richardson, M. J., Alhasan, A., Crone, C., Diaz Monfort, M. P., Nalepka, P., Dras, M., Kallen, R. W., & Kaplan, D. M. (2026). Process-Constituted Intelligence: A Shared Criterion for Humans and Machines. arXiv:2608.16213 doi:10.48550/arXiv.2608.16213. Smolin, A., & Wilder, B. (2026). Beliefs and Behavior in Language Models. arXiv:2609.07943 doi:10.48550/arXiv.2609.07943. Wu, Y. (2026). The Presupposition Problem in Representation Genesis. arXiv:2603.21745 doi:10.48550/arXiv.2603.21745. Note «Jedes psychische Phänomen ist durch das charakterisiert, was die Scholastiker des Mittelalters die intentionale (auch wohl mentale) Inexistenz eines Gegenstandes genannt haben, und was wir, obwohl mit nicht ganz unzweideutigen Ausdrücken, die Beziehung auf einen Inhalt, die Richtung auf ein Objekt (worunter hier nicht eine Realität zu verstehen ist), oder die immanente Gegenständlichkeit nennen würden. Jedes enthält etwas als Objekt in sich…» — Franz Brentano, Psychologie vom empirischen Standpunkt, 1874, pp. 88–89. Fonte: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Franz Brentano”, §3.2. Traduzione nostra. «The Representation Regress shows that the categorical vocabulary of philosophy of mind seems insufficient, in its current form, to explain representation genesis without systematic explanatory deferral. The natural response to this diagnosis is not to conclude that genesis is inexplicable but to ask what kind of inquiry would be needed.» — Yiling Wu, The Presupposition Problem in Representation Genesis, 2026, §4. Fonte: arXiv:2603.21745v1 (HTML). Traduzione nostra. https://epistemica.it/wp-content/uploads/2026/10/podcast-2169.mp3Podcast: Play in new window | Download Share this content: Navigazione articoli La colonizzazione cognitiva: quando l’IA pre-struttura l’architettura del sé Le credenze fondanti che i modelli linguistici non hanno