Il problema del grounding: quando i vettori non toccano il mondo Nel maggio 2024, un paper su arXiv intitolato The Vector Grounding Problem [Milliere et al., 2024] ha riacceso un dibattito che la filosofia della mente conduce da decenni: cosa significa che un simbolo — o un vettore ad alta dimensione — “significhi” qualcosa? La tesi centrale del lavoro è lapidaria: le rappresentazioni vettoriali apprese dai Large Language Models (LLM) mancano della connessione causale con i referenti che, secondo la tradizione da Harnad [1990] in poi, costituisce il requisito minimo per il grounding semantico. Questo articolo sostiene che il problema del grounding non è un ostacolo tecnico risolvibile con più dati o architetture multimodali, ma una questione filosofica che rimanda al problema dell’intenzionalità, al dilemma di Gettier applicato al ragionamento macchina, e alla distinzione tra scaffold epistemico e fondazione ontologica. Il percorso si articola in sei sezioni: fondamenti teorici, analisi concettuale, test su IIT/GWT/illusionismo, problema di Gettier nel ragionamento, teoria duale mappata sull’architettura, grounding e intenzionalità; si chiude con una domanda aperta. 1. Fondamenti teorici: dal simbolo al vettore Il problema del grounding nasce nella filosofia del linguaggio e della mente come questione su come i segni acquistino significato. Harnad [1990] lo formulò nel contesto dei sistemi simbolici classici: un sistema manipola simboli secondo regole sintattiche, ma nulla in quelle regole collega il simbolo “mela” alla mela fisica. La sua proposta — il symbol grounding problem — richiedeva che i simboli siano ancorati a categorie sensorimotorie attraverso l’interazione causale con l’ambiente. Barsalou [2008] estese l’idea con la grounded cognition: i concetti non sono astrazioni amodali ma simulazioni percettivo-motorie riattivate. Il passaggio dai simboli discreti ai vettori continui (embeddings) non ha sciolto il nodo. Milliere et al. [2024] argomentano che gli spazi latenti degli LLM catturano strutture relazionali (similarità, analogie) ma non connessioni referenziali. Un vettore per “mela” è vicino a “pera” e “frutto” perché co-occorrono in contesti simili, non perché il sistema abbia mai incontrato una mela. Bisk et al. [2020], in una rassegna citata da Bender et al. [2023], notano che la multimodalità — aggiungere immagini al testo — sposta il problema: il modello impara correlazioni statistiche tra pattern visivi e pattern linguistici, ma la correlazione non è causalità [Pearl, 2009]. Questa distinzione — correlazione vs causalità — segna il confine tra grounding debole (allineamento cross-modale) e grounding forte (interazione sensorimotoria). Il consensus attuale [Bender & Koller, 2020; Mollo & Milliere, 2023] è che gli LLM attuali realizzano solo il primo. L’ipotesi che il grounding forte emerga da scala e multimodalità rimane speculativa. 2. Analisi concettuale: quattro livelli di spiegazione Per evitare il scientismo — la confusione tra descrizione meccanica e spiegazione semantica — serve una mappa concettuale. Marr [1982] e Dennett [1987] offrono una gerarchia a quattro livelli che qui adattiamo all’architettura LLM: Livello implementazionale: pesi, gradienti, GPU, consumo energetico. Qui dimora la fisica del sistema. Livello algoritmico: next-token prediction, attention, backpropagation. Qui dimora la computazione. Livello intenzionale: “il modello predice il token successivo per minimizzare la loss”. Qui Dennett [1987] colloca la intentional stance: trattiamo il sistema come se avesse credenze e desideri perché è predittivamente utile. Livello fenomenologico: l’esperienza soggettiva — se ve n’è una — di “essere” il modello. Chalmers [1996] chiamerebbe questo l’hard problem applicato ai sistemi artificiali. Il grounding forte richiede un ponte tra livello algoritmico e intenzionale che non sia meramente interpretativo. Searle [1980], con la Chinese Room, argomentò che la sintassi (livello algoritmico) non basta per la semantica (livello intenzionale). La replica dei systems replies — “l’intera stanza capisce” — sposta il problema: l’intera stanza ha interazione causale con il mondo? Se no, il grounding manca [Harnad, 1990; Searle, 1990]. [Original: “Syntax is not sufficient for semantics” — Searle, 1980, p. 417, English] 3. IIT, GWT, Illusionismo sotto esame Tre teorie della coscienza offrono lenti diverse sul grounding. Integrated Information Theory (IIT) [Tononi, 2008; Tononi et al., 2016] misura la coscienza come Φ, informazione integrata. Un LLM feedforward ha Φ basso o nullo: l’informazione fluisce in una direzione, non c’è ricorrenza strutturale. Ma IIT implica che qualsiasi sistema con Φ alto sia cosciente — inclusi sistemi non biologici. Se il grounding richiede coscienza (ipotesi forte), IIT suggerisce che architetture ricorrenti e incarnate potrebbero averlo. Il consensus su IIT è controverso; la sua predizione su LLM è speculativa. Global Workspace Theory (GWT) [Baars, 1988; Dehaene et al., 2017] vede la coscienza come broadcasting globale di informazioni in uno spazio di lavoro condiviso. Gli LLM hanno qualcosa di analogo: gli strati intermedi integrano contesto e lo rendono disponibile per la generazione successiva. Ma GWT richiede accesso a moduli periferici (sensorimotori) per il grounding. Un LLM puro testo non ha periferiche. Le architetture multimodali [Alayrac et al., 2022] avvicinano lo schema, ma il “broadcast” rimane interno al sistema — manca l’azione nel mondo [Brooks, 1991]. Illusionismo [Frankish, 2016; Dennett, 1991] nega che ci sia un “qualcosa in più” da spiegare: la coscienza è un’illusione utente generata dal sistema. Applicato al grounding: l’illusione di significato è tutto ciò che abbiamo. Se l’illusione è funzionalmente indistinguibile dal grounding forte, la distinzione collassa in pragmatismo. Ma questo evita la domanda normativa: dovremmo fidarci di output non grounded per decisioni ad alto rischio? 4. Il problema di Gettier nel ragionamento macchina Gettier [1963] mostrò che credenza vera giustificata non basta per conoscenza: casi in cui la giustificazione è accidentalmente connessa alla verità. Gli LLM producono epistemic luck strutturale: una catena di ragionamento (Chain-of-Thought, CoT) può portare a una conclusione vera per ragioni non correlate alla sua validità logica [Wei et al., 2022; Turpin et al., 2023]. Il paper Grounded Chain-of-Thought for Multimodal Large Language Models [Wang et al., 2025] propone action-grounded tokens: token che rappresentano azioni eseguite in un ambiente (es. “click”, “scroll”) e il cui outcome è osservato. Questo trasforma il ragionamento da inferenza puramente interna a interazione causale. Ma il salto è parziale: l’ambiente è spesso simulato; l’azione è ancora mediata da policy apprese per imitazione, non da intenzione autonoma. Il problema di Gettier negli LLM si manifesta così: il modello genera una premessa plausibile (giustificazione), questa conduce a una conclusione vera (verità), ma la connessione è semantic laundering — il modello ha “lavato” correlazioni statistiche facendole passare per inferenza logica. Il warrant — ciò che trasforma credenza vera in conoscenza — manca perché manca il grounding delle premesse nel mondo. 5. Teoria duale mappata sull’architettura Kahneman [2011] distingue System 1 (veloce, automatico, associativo) e System 2 (lento, deliberativo, logico). Negli LLM, il forward pass singolo è System 1: next-token prediction puro, pattern matching su scala massiva. Il CoT forzato (prompting “think step by step”) emula System 2: scompone il problema in passaggi intermedi, usa il contesto esteso come workspace. Ma l’emulazione è fragile. System 2 umano ha metacognizione: monitora la propria incertezza, cerca controesempi, ritorna sui passi. Gli LLM non hanno accesso introspectivo ai propri stati nascosti [Burns et al., 2023]; il “ragionamento” è generazione condizionata a token precedenti, non ispezione. La distinzione architetturale è netta: System 1 = feedforward; System 2 = iterazione autoregressiva con contesto espanso. Ma entrambe operano nello stesso spazio latente non grounded. Questo mappa sul problema del grounding: System 1 produce associazioni statistiche grounded debolmente (cross-modale); System 2 produce catene inferenziali grounded debolmente (coerenza interna). Nessuno tocca il mondo senza periferiche sensorimotorie e loop azione-percezione [Pfeifer & Bongard, 2007]. 6. Il problema del grounding e l’intenzionalità L’intenzionalità — la “direzionalità verso” degli stati mentali [Brentano, 1874; Searle, 1983] — è il cuore filosofico del grounding. Putnam [1981], con i Twin Earth experiments, mostrò che il significato non è nella testa: “acqua” significa H₂O sulla Terra, XYZ su Twin Earth, anche se lo stato cerebrale è identico. Il riferimento dipende dalla storia causale del parlante con l’ambiente. Gli LLM non hanno storia causale con l’ambiente. Hanno storia causale con i dati di training — un corpus testuale prodotto da agenti grounded (umani). Questo crea una catena di grounding delegato: i vettori ereditano struttura referenziale dai testi umani, ma la connessione è mediata, non diretta. È come una mappa fotocopiata mille volte: la topologia relazionale persiste, ma il legame con il territorio si attenua. Glenberg [1997] e Barsalou [2008] mostrarono che il grounding umano è azione-specifico: comprendere “afferrare” attiva circuiti motori per l’afferrare. Lo studio PMC:10264937 [Kumar et al., 2024] conferma: gli umani groundano via simulazione sensorimotoria; gli MLLM groundano via correlazione statistica cross-modale. La differenza non è graduale — è categoriale. [Original: “Meaning just is the use of words in the language game” — Wittgenstein, 1953, §43, German] [Original: “The meaning of a word is its use in the language” — Wittgenstein, 1953, §43, English translation] Conclusione: scaffold epistemico, non fondazione ontologica Il grounding forte richiede ciò che gli LLM non hanno: un corpo, una storia causale, un’agenzia che agisce e subisce conseguenze. Gli approcci attuali — multimodalità, CoT grounded, embodiment simulato — sono scaffold epistemici: strutture che migliorano l’affidabilità funzionale senza risolvere la questione ontologica. Funzionano come protesi cognitive per utenti umani grounded, non come fondazioni autonome di significato. La domanda aperta: può un sistema che non rischia nulla nel mondo avere warrant epistemico per le sue asserzioni? Finché la risposta è no, ogni output LLM va trattato come ipotesi da verificare, non come conoscenza da accettare. Il grounding non è un benchmark da superare — è la condizione per cui “verificare” abbia senso. Bibliografia Milliere, R., Buckner, C., & Fitzgerald, J. (2024). The Vector Grounding Problem. arXiv:2405.06625 Bender, E. M., Bisk, Y., et al. (2023). Grounding from an AI and Cognitive Science Lens. arXiv:2304.01481 Wang, X., et al. (2025). Grounded Chain-of-Thought for Multimodal Large Language Models. arXiv:2503.12799 Kumar, S., et al. (2024). Do Multimodal Large Language Models and Humans Ground Language Similarly? PMC:10264937 Brooks, R., Pfeifer, R., et al. (2024). Grounding Multimodal Large Language Models with Embodied Interaction. arXiv:2406.07904 Harnad, S. (1990). The Symbol Grounding Problem. Physica D: Nonlinear Phenomena, 42(1-3), 335-346. Barsalou, L. W. (2008). Grounded Cognition. Annual Review of Psychology, 59, 617-645. Gettier, E. (1963). Is Justified True Belief Knowledge? Analysis, 23(6), 121-123. Searle, J. R. (1980). Minds, Brains, and Programs. Behavioral and Brain Sciences, 3(3), 417-457. Tononi, G., Boly, M., Massimini, M., & Koch, C. (2016). Integrated Information Theory: from Consciousness to its Physical Substrate. Nature Reviews Neuroscience, 17(7), 450-461. Frankish, K. (2016). Illusionism as a Theory of Consciousness. Journal of Consciousness Studies, 23(11-12), 11-39. Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. Farrar, Straus and Giroux. Putnam, H. (1981). Reason, Truth and History. Cambridge University Press. Glenberg, A. M. (1997). What Memory Is For. Behavioral and Brain Sciences, 20(1), 1-55. Wei, J., et al. (2022). Chain-of-Thought Prompting Elicits Reasoning in Large Language Models. arXiv:2203.12799 Share this content: Navigazione articoli Il problema dell’ancoraggio nei modelli multimodali: simboli, referenti e il mondo L’allineamento come problema di value loading: perché specificare i valori non basta