L’abduzione, o inferenza alla migliore spiegazione, è una forma di ragionamento logico introdotta dal filosofo statunitense Charles Sanders Peirce nella seconda metà dell’Ottocento. Essa consiste nel formulare l’ipotesi più plausibile che spieghi un insieme di osservazioni, senza però garantirne la verità definitiva. Negli ultimi decenni, l’interesse per l’abduzione è rinato grazie alle applicazioni in informatica e intelligenza artificiale. I sistemi di diagnosi esperta, ad esempio, utilizzano l’abduzione per inferire le cause più probabili di un insieme di sintomi. Oggi, l’abductive AI rappresenta un approccio emergente che combina inferenza bayesiana, modelli neuro-simbolici e tecniche algebriche per generare, valutare e raffinare ipotesi scientifiche a partire dai dati empirici. Questi sistemi sfruttano grandi modelli linguistici (LLM), metodi basati su grafi e approcci ispirati alla meccanica quantistica per automatizzare il processo di scoperta scientifica. Uno degli aspetti più interessanti dell’abductive AI è la sua capacità di integrarsi con il metodo scientifico tradizionale: mentre la deduzione deriva conseguenze certe da premesse date e l’induzione generalizza osservazioni a casi più ampi, l’abduzione propone nuove spiegazioni che possono essere successivamente testate e raffinate attraverso esperimenti. Questa sinergia tra ragionamento umano e macchina apre prospettive interessanti per la filosofia della scienza, sollevando questioni sulla natura della spiegazione, il ruolo della creatività nella scoperta e i limiti dell’automazione epistemica. In conclusione, l’abductive AI non sostituisce il pensiero umano, ma lo potenzia, offrendo nuovi strumenti per affrontare la complessità della ricerca scientifica contemporanea. Share this content: Navigazione articoli Intelligenza artificiale e crisi della riproducibilità: quando il metodo scientifico incontra la macchina Etica dell’Intelligenza Artificiale nel 2026: le sfide che non possiamo più rimandare